Vi invito a leggere un inserto di Repubblica di oggi che potete trovare qui, che a mio avviso spiega in modo molto realistico le problematiche legate alla maternità e alla scelta di portarla avanti o meno da parte di una donna (si ringrazia TheZar per l’aiuto bibliografico, eh..eh..).
In particolare io vorrei soffermarmi su uno dei testi in particolare, questo, perché oltre ad effettuare un parallelo decisamente pregnante fra messaggio evangelico e realtà del dibattito definisce in modo inequivocabile il punto chiave per il quale dev’essere la donna e la donna soltanto ad avere l’ultima parola circa la maternità. IN QUESTO POST USERO’ ESPRESSIONI E RIFERIMENTI APPROPRIATI ANCHE SE NON RAFFINATI. GLI SCHIZZINOSI SI ASTENGANO DALLA LETTURA.
La donna decidendo di avere un figlio non si trova nelle stesse condizioni di un uomo che opera questa scelta. E’inutile fare della falsa retorica sull’equivalenza di maternità e paternità: certo, l’amore è lo stesso e io non metto in discussione il fatto che molti padri, se la natura l’avesse permesso avrebbero “partorito” i loro figli, ma così non è e proprio nella gravidanza, nel parto e nel periodo dell’allattamento sta la differenza abissale fra le due condizioni.
Inoltre non dimentichiamo il caso dei padri che non partecipano in alcun modo alla fase pre e post natale e che quindi sono coinvolti, al di là di mantenimento ed educazione, nell’atto della creazione di una nuova vita solo per quanto riguarda il momento del concepimento.
La donna affronta per nove mesi i cambiamenti che il suo corpo deve subire per permettere la crescita e lo sviluppo del bambino. La donna affronta il travaglio e il parto.
La donna, non sempre, ma spesso, allatta il figlio e si adegua ai suoi tempi per mesi per poterlo fare.
Il padre può assistere la compagna mentre vomita nei primi mesi di gravidanza, può supportarla nei momenti in cui gli ormoni la rendono depressa o nervosa, può massaggiarle la schiena quando è a pezzi per il peso della pancia, può dirle che è bellissima lo stesso quando lei si sente una balena, può darle una mano in tutte quelle piccole faccende che diventano più complicate col pancione, può accompagnarla ai corsi pre parto, può accompagnarla in sala parto, può farle forza nei momenti di depressione post parto, può svegliarsi con lei nel cuore della notte per aiutarla ad allattare…ma…queste cose, pur con tutto il supporto del mondo sono fatte dalla donna, con il corpo della donna.
Il dolore, il disagio, la sofferenza anche morale si affrontano benissimo se si desidera un bambino, con gioia, con amore, perché si ha la prospettiva di stringere fra le braccia, di allevare, di veder crescere il frutto dell’amore con il compagno.
Tuttavia in molti casi non è così. In molti casi manca l’amore, in molti casi non è il momento per avere un figlio, in molti casi la donna non si sente pronta ad affrontare tutto quello che l’aspetta per un figlio. Mostruoso a dirsi? Nell’articolo viene sottolineato come anche la madonna abbia ricevuto la richiesta di diventare madre di dio. Non si è ritrovata incinta. L’angelo le ha annunciato la volontà divina, ma è stata lei a dire di si, ad accettare di ricevere una nuova vita dentro di se.
Molte donne non scelgono di diventare madri. Capita. Può capitare bene, al momento giusto e con la persona amata, può non avvenire. E allora? Che senso ha obbligare una donna ad accettare dentro di se qualcosa che non sente come suo?
E non si dica: il figlio è anche tuo, te la sei voluta…Fare sesso è una cosa, fare un figlio un’altra. Il sesso è desiderio irrazionale, il figlio dovrebbe essere la scelta più razionale della propria vita, perché è per sempre, altro che matrimonio!
Anche un figlio “capitato” può essere razionale, ma oggi, non prima della legge che permette l’aborto. Ora una donna che rimane incinta per sbaglio può decidere per una maternità consapevole e affondarla serenamente come una donna che l’ha programmata. Prima no, prima i figli “capitati” si dovevano tenere per forza, salvo poi fargli pesare la nascita.
Cito questa parte di articolo perché esprime con una durezza ma una chiarezza incredibile il sentimento che una donna che rimasta incinta e non volendo il figlio si trova a patire.
Se siete donne dovreste capire bene, se siete uomini provate a riflettere: il titolo “Occupazione. Imporre l’ospitalità a chi non la desidera o a chi non si sente di offrirla equivale a un atto di violenza” …Sfortunatamente succede che la gravidanza non sia il frutto di un’union amorosa di corpi e di anime. E che l’ospite non sia la perpetuazione di un atto d’amore. In questo caso è piuttosto uno straniero che abita il corpo della donna, uno straniero che, in parte, è anche lei.(…) La donna è lacerata fra se stessa e un corpo estraneo che l’assedia dall’interno. Non può sfuggire a questo assedio interiore di una presenza che è e non è lei stessa. E anche se il corpo procede il suo lavoro l’anima non riesce ad accompagnarlo.
Tremendo vero? Vi consiglio di leggere tutto il dossier per una maggiore completezza, ma queste parole dovrebbero far capire, a mio avviso, che non è giusto imporre qualcosa che va contro la stessa identità della persona ad una donna. Una donna che non vuole, non se la sente di diventare madre, non per problemi esterni, come vorrebbe far credere una certa parte, ma perché in se non nutre questo desiderio o sa di non farcela, non può essere obbligata a diventare madre.
Il prossimo post lo dedicherò ad un tema molto sbandierato da chi si pone sempre “a favore della vita”: l’adozione ancor prima della nascita, la scelta di portare avanti la gravidanza e far nascere un figlio che si sa si andrà ad abbandonare. Cavoli…faccio anche le anticipazioni…
A presto. Ah...e per la cronaca...leggete anche questo.
Quando sento affermare che "Chiedere l'abolizione di regole e limitazioni che tutelano la vita fin dal concepimento in nome della libertà e della felicità - affermano i vescovi - è un tragico inganno che produce al contrario la schiavitù e l'infelicità di chi lascia che a costruire il futuro siano da un lato i propri desideri soggettivi, dall'altro una tecnica fine a se stessa e sganciata da ogni riferimento etico".
"La vita - afferma ancora la Cei - precede il creato e l'uomo: l'uomo e con lui ogni realtà vivente è reso partecipe della vita per un gesto di amore libero e gratuito di Dio. Ogni uomo è riflesso del verbo di Dio. La vita è perciò un bene 'indisponibile'; l'uomo lo riceve, non lo inventa; lo accoglie come dono da custodire e da far crescere, attuando il disegno di colui che lo ha chiamato alla vita; non può manipolarlo come fosse sua proprietà esclusiva". mi viene da dire che decidere di vivere per essere felici è un'ottimo scopo esistenziale e che se non siamo felici noi stessi non abbiamo il diritto di far nascere con prospettive d'infelicità qualcun altro.
scritto da Minerva84 alle 21:18 - martedì, novembre 29, 2005
in
rassegna stampa
Nelle mie ricerche su quotidiani on line di approfondimenti sul tema sono incappata un articolo di “Avvenire” che ora vi sottopongo debitamente commentato perché come nel blog di TheZar ho deciso di aumentare il livello di autoritarismo delle mie opinioni. La vita è troppo importante per permettere alle persone di credere in queste cose (articolo per intero per chi volesse leggerlo in toto).
Inoltre devo fare due precisazioni preliminari. Scelgo di analizzare ugualmente un articolo di un quotidiano schierato, perché letto da milioni di persone che si sentono da esso rappresentate e perché se commentassi solo cose tratte da “La Repubblica” o “L’Unità” allora sarei davvero autoreferenziale. La seconda precisazione è che io non sono MAI stata anticlericale.
La cosa è sbocciata negli ultimi mesi/anno, a causa delle crescenti pressioni del clero sulla politica.
Io rispetto chi ha fede e chi vuole vivere la SUA vita secondo un determinato credo, ma chi lo vuole imporre arbitrariamente agli altri in una moderna crociata perde il mio rispetto, che non è gran cosa, ma mi permette di mandarli educatamente al diavolo su questo blog.
E ora via alle danze.
«I giovani? Mai come al giorno d’oggi, in tutta la storia dell’umanità, sono esposti al rischio di disporre come credono del tempo libero e di poter contare su una libertà – anche nei comportamenti sessuali – senza confini». A parlare delle conseguenze di un vero e proprio "stordimento della libertà" è Paola Binetti, pedagogista, già presidente – insieme al genetista Bruno Dallapiccola – del Comitato nazionale «Scienza & vita», preoccupata dell’impatto sui giovani di un uso massiccio e disinvolto delle varie pillole abortive – la Ru486 o la "pillola del giorno dopo" –, «una soluzione chimica inventata dagli adulti ma non destinata solo a loro, che potrebbe rendere i ragazzi ancora meno responsabili rispetto alle conseguenze delle proprie azioni. Una piccola pillola può creare una grande confusione, e pesare sulle loro scelte».
Disporre liberamente del tempo libero secondo questo articolo è un rischio, non un’opportunità. Non è la fisiologica conseguenza della crescita, secondo la quale se crescendo aumentano le responsabilità e i doveri aumenta anche la libertà: no i giovani devono essere responsabili, ma sotto controllo.
La pillola può creare confusione perché? Non afferro, forse perché non lo spiega…
Una pillola diminuisce la responsabilità? Ma certo, andiamo a chiederlo a una 15 enne rimasta incinta e disperata se si sente meno responsabile solo perché esiste la possibilità di usare la Ru486.
Secondo Paola Binetti insomma «un’eccessiva liberalizzazione dei comportamenti» non aumenta i gradi di libertà di una persona, ma semmai «sposta il livello di consapevolezza, cancellando i problemi»
Io sono stata cresciuta in una famiglia “liberale”, niente no, ma spiegazioni. Non mi hanno mai detto: “non devi fumare e se ti becchiamo ti chiudiamo in camera per un mese”, ma piuttosto mi hanno spiegato le conseguenze per poi lasciarmi scegliere.
Io non fumo e praticamente bevo solo una birra con gli amici ogni tanto, non credo di essere inconsapevole in questo.
«Noi adulti con una sola pillola depriviamo i nostri giovani di momenti e vicende importanti. L’educazione alla sessualità funziona solo all’interno di un’educazione alla maternità e alla genitorialità, che invece si vanno perdendo».
Quali vicende importanti?! Il dolore fisico, la sofferenza? Ma quale genitore costringerebbe mai il proprio figlio per una scelta da lui compiuta a soffrire più del dovuto?!E ora la topica: la sessualità corrisponderebbe alla maternità? Per la Binetti si, ma per me assolutissimamente no.
Educare alla sessualità significa mettere nelle mani dei ragazzi gli strumenti per poter vivere il sesso per quello che è: amore, gioia e un sano godimento. Prevenire le gravidanze indesiderate, le malattie, anche mortali ricordiamo, a trasmissione sessuale, i disturbi comportamentali dovuti ad un’educazione repressiva e che individua il sesso come peccato. Quindi la maternità è una gran bella cosa, ma il cui valore va insegnato al di là dell’educazione sessuale! Io non oso pensare ai rischi che certi genitori ultra cattolici fanno correre ai loro figli non educandoli all’uso del preservativo! Perché tuo figlio resti puro lo esponi ai rischi dell’aids? Non si può contare sulla sola fede per un ragazzo/a di 15 anni! Grazie a Dio a quell’età la fisicità ha un peso preponderante!
Oggi sembra che l’unico "peccato grave" sia quello di interferire con la libertà di scelta.
Peccato che non sia così, perché lo condividerei a pieno. In questo passo, che trovate sull’originale vengono anche dette cose importanti sull’affettività, che però a mio avviso vengono snaturate dal contesto in cui vengono inserite.
L’età in cui i ragazzi diventano sessualmente attivi – in Italia non raramente intorno ai 12-13 anni accade che abbiano il loro primo rapporto sessuale completo – è stata anticipata nel tempo, esattamente come l’età in cui si provano i primi spinelli o si affronta la prima sbronza. Ma il cominciare prima non offre garanzie né di durata di un legame affettivo né di capacità di vivere il rapporto come cura dell’altro
Non è una novità. Ci sono persone di 50-60 anni divorziate, che hanno abbandonato moglie e figli, dirigenti che si drogano e vecchi ubriaconi. Non sono i giovani che hanno rivoluzionato le cose. Semplicemente nella varietà del mondo c’è chi dallo spinello passa alla cocaina e chi no.
Le esperienze vissute troppo precocemente dunque non aiutano i ragazzi a capire cos’è l’amore e cosa sia la responsabilità?
«I giovani si sposano molto più tardi – intorno ai 34 anni – oppure sperimentano la maternità e la paternità dopo parecchi anni di convivenza. L’età media delle madri si è elevata. E la sessualità è vissuta come esperienza di individualità, dove si sperimentano sensazioni piacevoli ma non quella dimensione profonda che assume la vita affettiva quando costruisce un progetto di futuro».
E meno male! Meno male che almeno l’intervistata conosce persone che si sono completamente liberate dalla visione del sesso come peccato, come finalizzato alla riproduzione. Meno male che abbiamo imparato, non tutti purtroppo, a prenderci i mostri spazi e il nostro diritto al piacere. Il problema fondamentale è che si deve capire che la vita non è fatta di soli doveri e sacrifici e che il modello coniugale proposto dai cattolici non incentiva al matrimonio, mentre il modello della convivenza incentiva le unioni perché permette una unità con l’altro non ridotta ad un fine. Amore, amore e basta.
La Ru486 e la pillola del giorno dopo quali ricadute possono avere sull’idea che i giovani si formano dell’affettività e della sessualità?
«La pillola anticoncezionale – che va presa ogni sera per alcune settimane e poi va sospesa per sette giorni, e così via – presuppone una cultura della disciplina. Ma chi si rivolge a questo tipo di contraccezione "programmata" lo fa solo quando ha la prospettiva di un rapporto stabile e duraturo: insomma, si assume la pillola quando la "storia" che si sta vivendo non è più l’avventura occasionale. Con la pillola del giorno dopo, invece, non va progettato nulla: bastano l’eccitazione di un momento e l’occasione per imbastire un’avventura di una sera o poco più, pensando che tanto il giorno dopo c’è un rimedio in grado di risolvere tutto. Questo approccio evidentemente ignora che il farmaco ha una potenzialità abortiva non indifferente. La soluzione chimica insomma è un sintomo dei nostri giorni confusi e svincola ancor più i giovani dall’etica della responsabilità. E le conseguenze più gravi ricadranno sulla vita affettiva, sulla capacità di stabilire legami profondi, di costruire rapporti forti e significativi, e di aprirsi all’altro».
Errore grandissimo. Non è la Ru che permette rapporti in base all’eccitazione (e se no in base a cosa si consumerebbero scusate? In base all’orario: ore 19.30=palestra 21.15=sesso sfrenato), ma tutti gli anticoncezionali! Anzi, la pillola anticoncezionale, qui difesa…wow…permette una libertà totale, più del preservativo se ci si pensa un attimo. Ovunque, in qualunque momento si può fare! Insomma, il discorso qui sopra mi pare traballante.
La sommatoria di queste esperienze brevi, inizialmente anche cariche di intensità e che finiscono col perderla, è il prosciugamento interiore. I ragazzi inoltre cercano esperienze estreme: sembrano diffondersi anche forme di bissessualismo come qualcosa in grado di soddisfare più di un normale rapporto eterosessuale
Ecco, ci siamo: gay e bisessuali non potevano mancare all’appello. Uno è bisessuale perché annoiato. Ma era ovvio! Ma certo, non è una cosa naturale, sono malattie, malattie della noia, come la depressione! I bisessuali andrebbero certamente curati con il prozac. Più avanti l’articolo agita il fantasma della Ru nelle farmacie. Ma ve l’abbiamo detto mille volte…non sarà così. Basta aggrapparsi a cose che non esistono!
Ma è anche indispensabile che nelle èquipe dei consultori venga restituita importanza all’educazione alla sessualità, che non può essere sganciata da una formazione al diventare genitori
Ancora?
Tendiamo cioè a incapsularli dentro esperienze che li riconsegnano a una individualità povera, che li rinchiude in esperienze tutte e solo corporee, prive di legami vivi con l’interiorità, la mente, il cuore. Ci stiamo forse dimenticando che l’età dell’adolescenza è anche quella dell’apertura al trascendente?
No, anche perché solo per pochi è così. Io sono stata adolescente fino a pochissimo tempo fa e garantisco che quasi nessuno dei miei amici, e non giravo con punk drogati, cercava il trascendente. L’impegno sociale si, la politica si, il sesso si, ma di trascendente ce n’era poco. Lasciamo che siano davvero gli adolescenti a parlare e a dire che sarebbe ora che il sesso fosse riportato alla sua realtà terrena. Forse ci sarebbero meno articoli di questo tipo, ma anche meno guai.
E scusate la lungaggine.
P.s. Se guardate l'indirizzo del link all'avvenire, noterete che la prima parte è http://IMPEGNO REFERENDUM...
Un problema legato all’aborto è sicuramente il discorso della prevenzione.
Discorso che non pare stare molto a cuore a chi vorrebbe promuovere la presenza di volontari per l’aiuto alla vita nei consultori.
Andiamo con ordine: prevenzione. Purtroppo la società non fa molto per aiutare i giovani e giovanissimi a scoprire quali siano i metodi contraccettivi più efficaci e più appropriati alle loro esigenze. Non possiamo certo ritenere sufficiente, e parlo soprattutto per esperienza personale, ma sarei felice di sentire il contrario, l’educazione sessuale svolta nelle scuole da parte di professori spesso poco competenti sull’argomento. Si parla di geni, di fusione di cellule, tutti argomenti più che validi, ma che nulla hanno a che fare con quello che dovrebbe essere lo scopo vero di una tale materia. A lato sotto i link ho inserito anche due indirizzi a siti che si occupano in modo informale, ma scientifico e corretto del tema del sesso sicuro.
Il discorso portato avanti da molte delle persone aderenti ai movimenti per la vita è legato ad un preciso dettame ideologico. Per la chiesa il sesso è finalizzato alla riproduzione e l’unico modo di prevenire le gravidanze indesiderate è l’astinenza, d’altronde, dato che il piacere fine a se stesso è peccato, non sarebbe nemmeno necessario fare questo discorso.
Insomma il sesso non si fa per piacere, ma per dovere.
Questo è estremamente pericoloso. Un individuo può infatti adattare la sua vita ad una filosofia-religione-etica che ritiene giusta, ma non può né mentire, né impedire a chi potrebbe non condividere la sua scelta la conoscenza di tecniche e metodi per avere assicurata la salute.
E’inutile predicare l’astinenza e ritenersi a posto con questo, inutile perché nel momento in cui una persona, speso giovane, decide di mettere in discussione l’insegnamento ricevuto si trova sprovvista di mezzi e indifesa da malattie e problemi legati alla sessualità. I consultori spesso vengono visti come qualcosa di distante, guardati con diffidenza. Le ragazze subiscono ancora pressioni sociali per cui parlare di sesso, di problemi legati ad esso è sconveniente.
Di fronte a questa realtà a mio avviso si dovrebbero finanziare attività e associazioni volte a promuovere costantemente la diffusione della conoscenza della materia in modo diretto e senza moralismi.
Qui entra in gioco il discorso legato ai volontari del movimento per la vita.
Questi ultimi a mio avviso non devono entrare a svolgere il loro operato in enti pubblici perché:
-in questi enti devono trovarsi ad operare solo persone altamente qualificate: medici, psicologi, assistenti sociali.
-questi enti sono tenuti per legge a svolgere quel ruolo d’informazione (e non dissuasione, che violerebbe la legge stessa) volto a rimuovere le cause esterne alla volontà della donna che la condurrebbero ad un aborto.
-questi enti non aiuterebbero il lavoro del consultorio ad esempio con un discorso legato alla prevenzione se non demonizzando il sesso,cioè con un discorso etico e non scientifico che nulla ha a che fare con la funzione stessa dei consultori.
Ecco perché queste associazioni non devono interferire. Non è vero che queste si trovino nell’ombra e non abbiano visibilità. Spesso sono gli stessi operatori del consultorio che fanno presente alla paziente l’esistenza di queste strutture, rintracciabili fra l’altro su un qualsiasi elenco del telefono.
Il discorso di chi vede nella vita un valore irrinunciabile è certo condivisibile, ma non generalizzabile. Valore della vita inoltre è anche preservare le donne dal dover fare una scelta dolorosa prevenendone le cause, garantendo la salute di queste rispetto a malattie come l’hiv, permettendo di vivere la sessualità in modo sereno.
Il punto chiave può essere riassunto nel concetto che lo stile di vita di un soggetto è scelta personale, lo stato deve garantire la possibilità a quante più persone di esercitare la loro libertà senza ledere quella di altri. Quindi chi crede che la vita sia presente sin dal primo istante, al momento è garantito nel suo diritto di espressione e scelta, nessuno lo spinge a pratiche da lui non condivise. Viceversa una modifica della 194 impedirebbe di esercitare un diritto a donne altrettanto libere di esprimere, nei limiti imposti dalla legge stessa (non c’è anarchia chiariamo) la loro libertà.
Inoltre vi invito ad osservare il link sul resoconto del 2004 fatto per il governo circa le statistiche sugli aborti. I dati parlano chiaro: gli aborti sono diminuiti. Dove non è avvenuto il fatto è dato dall’incidenza della presenza di molte donne non italiane, spesso malgrado loro disinformate sulla prevenzione e altrettanto spesso in situazioni problematiche rispetto alle loro compagne italiane.
scritto da Minerva84 alle 09:51 - giovedì, novembre 24, 2005
in
parola di legge
Si parla tanto di tutela della vita in questi giorni.
Di tutela della vita di chi sarebbe il primo punto da trattare.
Io sono convinta che su un argomento così delicato sia molto difficile dibattere perché a seconda delle opinioni personali un individuo può ritenere diversi i momenti d’inizio di una nuova esistenza.
La chiesa è esplicita. Chi crede pensa che la vita inizi dal primo istante, dal momento in cui lo spermatozoo incontra l’ovulo e lo feconda. Perfetto. Questo è quello che crede la chiesa. Rispetto le opinioni e le scelte di chi crede, ma non si può pretendere che tutto il mondo la pensi nello stesso modo.
La polemica sulla Ru è faziosa. Faziosa perché la legge sull’aborto esiste e se è vero che il governo non la vuole mettere in discussione allora incominciamo a citare alcuni passi della legge stessa e capiremo perché la POSSIBILITà (non obbligo, come d’altronde per l’aborto) di usufruire della Ru è perfettamente consona allo spirito della legge.
Art.15
Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sulle tecniche più moderne e rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza.
Ecco, mi pare chiaro che la Ru rappresenti un progresso medico più che lecito. Il vaticano ha dichiarato che l’aborto semplificato, che cosa orribile da dire ad una donna che ha preso una decisione così difficile, rende meno consapevole l’atto dell’interruzione di gravidanza.
Meno consapevole?
Il dolore fisico è consapevolezza? Credete che una donna sia disincentivata ad abortire per il timore del dolore fisico?
La sofferenza fisica è un’inezia di fronte al dolore psicologico che ti segue per tutta la vita.
Il dolore è equiparabile a quello di un normale intervento, come quello all’appendice, ma è il dolore psichico che fa la differenza. Ora, come per le altre operazioni chirurgiche c’è stato un progresso è un miglioramento delle tecniche così dev’essere per l’aborto.
Molto bello questo post scritto da ElektraNatchios sulla concezione del dolore da riservarsi alle donne.
Un concetto mi ha colpita: la donna deve soffrire con l’aborto come se affrontasse il parto, dato che nei testi sacri c’è scritto che partorirà con dolore, se non vuole o non può partorire il figlio deve patire fisicamente per la sua scelta, per ripagare non si sa chi o cosa dell’eventuale piacere provato con l’amplesso.
Wow.
Davvero. Il medioevo era niente.
A fianco ho aggiunto nei link il testo della legge 194 e alcuni blog che parlano fra le altre cose di questa tematica. Se vi fa piacere che il vostro blog sia citato fra quanti aderiscono alla difesa della 194 lasciatelo detto in un commento. Prima o poi, se imparerò, preparerò anche un banner.
scritto da Minerva84 alle 14:06 - mercoledì, novembre 23, 2005
in
parola di legge
Scusate, scusate tanto per il post ripetitivo. Mi è sfuggito, ma ora cercherò di rimediare. Il fatto è che forse a volte vorrei fare troppe cose e così mi sfuggono certi particolari, come la punteggiatura e le ripetizioni ad esempio. Chi mi conosce e legge da un pò sa quanto mi stia a cuore la lingua e la sua correttezza, quindi basta con le scuse e a presto con un nuovo post.
scritto da Minerva84 alle 20:49 - martedì, novembre 22, 2005
in
Ho sentito il bisogno di aprire questo blog, perché ultimamente questo argomento è stato trattato dalle persone sbagliate con molta leggerezza.
Ho sentito parlare di commissioni su questa legge, ho sentito vescovi e prelati esprimersi pubblicamente nei modi sbagliati.
Un blog non è molto, ma in America i bloggers hanno dimostrato le loro potenzialità boicottando iniziative e addirittura intere campagne elettorali, hanno fatto sentire la loro voce.
Non ho di queste velleità, solo voglio che se ne parli e riparli allo sfinimento, che le notizie circolino, perché in gioco c’è la nostra vita non un ideale politico, non una realtà etica astratta: a nostra vita. Ed io, nel caso, mi auguro che saremo pronti a scendere in piazza a difenderla.
Ho sentito il bisogno di aprire questo blog, perché ultimamente questo argomento è stato trattato dalle persone sbagliate con molta leggerezza.
Ho sentito parlare di commissioni su questa legge, ho sentito vescovi e prelati esprimersi pubblicamente nei modi sbagliati.
Un blog non è molto, ma in America i bloggers hanno dimostrato le loro potenzialità boicottando iniziative e addirittura intere campagne elettorali, hanno fatto sentire la loro voce.
Non ho di queste velleità, solo voglio che se ne parli e riparli allo sfinimento, che le notizie circolino, perché in gioco c’è la nostra vita non un ideale politico, non una realtà etica astratta: a nostra vita. Ed io, nel caso, mi auguro che saremo pronti a scendere in piazza a difenderla.
Ho sentito il bisogno di aprire questo blog, perché ultimamente questo argomento è stato trattato dalle persone sbagliate con molta leggerezza.
Ho sentito parlare di commissioni su questa legge, ho sentito vescovi e prelati esprimersi pubblicamente nei modi sbagliati.
Un blog non è molto, ma in America i bloggers hanno dimostrato le loro potenzialità boicottando iniziative e addirittura intere campagne elettorali, hanno fatto sentire la loro voce.
Non ho di queste velleità, solo voglio che se ne parli e riparli allo sfinimento, che le notizie circolino, perché in gioco c’è la nostra vita non un ideale politico, non una realtà etica astratta: a nostra vita. Ed io, nel caso, mi auguro che saremo pronti a scendere in piazza a difenderla.